BALOTELLI TESTIMONIAL CAMPAGNA CONTRO IL RAZZISMO

Mario Balotelli si rende disponibile come testimonial per una campagna contro il razzismo promossa dal ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge

Mario Balotelli

”Sono sempre disponibile” per la lotta al razzismo e alle discriminazioni, ha detto all’Ansa l’attaccante del Milan, procurando non poco imbarazzo al presidente. Silvio Berlusconi, che ne aveva fatto a sua volta un testimonial inconsapevole in campagna elettorale, quando a febbraio si era affrettato ad acquistare il fuoriclasse proprio a ridosso delle elezioni. Non sono pochi quelli che all’epoca bollarono l’acquisto come mossa elettorale del Cavaliere, e non è difficile leggere ora una sorta di beffa del destino.

Balotelli, nato a Palermo da genitori ghanesi, ha ricevuto la cittadinanza italiana solo con la maggiore età. Nonostante le sue ben note intemperanze, non ci ha pensato due volte quando il ministro per l’integrazione Cecile Kyenge, ospite di Lucia Annunziata a In Mezzora, ha parlato dell’idea di un ruolo da testimonial dell’attaccante per una legge sulla cittadinanza.

Balotelli le ha risposto subito dopo la partita Milan-Torino: ”Sono disponibile a ogni iniziativa o proposta che provenga dalle istituzioni, tesa alla lotta al razzismo e alle discriminazioni”.

Ma dal centrodestra già si sentono mal di pancia e malumori. Una legge sulla cittadinanza basata sullo ius soli “non è una priorità del mio ministero: è la società che la chiede” ha detto Kyenge alla Annunziata. Ma quasi presagendo i dissensi sul tema ha precisato: “Bisogna lavorare molto sul dialogo, tenendo conto del fatto che lavoro in una squadra” e che bisognerà confrontarsi anche con chi la pensa diversamente. Di sicuro, un segnale forte va dato entro le prime settimane”.

E il segnale forte potrebbe avere proprio il volto del fuoriclasse milanista. Una “buona idea”, ha detto il ministro, sicuramente una mossa scaltra. “Non lo conosco personalmente, so che lui sta subendo atti di razzismo, è sotto pressione, ma riesce a testa alta a dare un forte contributo all’Italia, che è il nostro Paese”, ha poi aggiunto Kyenge.

In materia di immigrazione, inoltre, per il ministro “bisogna guardare alla direttiva europea che l’Italia ha ratificato in modo sbagliato, rivedendo la struttura dei Cie: la direttiva non chiede all’Italia di mettere nei Cie persone malate, fragili, minori ma solo le persone che sono pericolose e i criminali”.

Ma subito dall’area Pdl sono arrivati i primi stop. “Le opinioni politiche di Cecile Kyenge su cittadinanza e reato di immigrazione clandestina sono perfettamente legittime se espresse a titolo personale, ma fuori luogo se pronunciate nelle vesti di ministro della Repubblica in un governo di coalizione che vive anche grazie al sostegno del Pdl, e ai suoi voti sui singoli provvedimenti” avverte Anna Maria Bernini, senatrice e portavoce vicario del Pdl. “Il ddl sullo ius soli e l’abolizione del reato di immigrazione clandestina -aggiunge- non solo non sono delle priorità di questo momento, ma più in generale non fanno parte di quell’agenda di governo su cui Enrico Letta ha incassato la fiducia delle Camere”.

“Sarebbe opportuno che il presidente del Consiglio chiarisse bene ai suoi ministri quali sono i confini politici e programmatici di questo esecutivo, al fine di evitare episodi di destabilizzazione. Le assolute priorità su cui deve ora concentrarsi l’attività di governo sono l’abolizione dell’Imu e la riduzione della pressione fiscale su lavoro e imprese”, conclude Bernini.

Per il vice presidente del Senato Maurizio Gasparri “la cittadinanza automatica per il solo fatto di nascere in Italia non è praticabile. L’azione del governo deve piuttosto essere volta a far rispettare le leggi vigenti”. “Una task force -prosegue- che veda interessata anche il ministro Kyenge per verificare la reale condizione dei tanti immigrati presenti in Italia sarebbe un primo passo. Si deve iniziare col dare dignità a chi è giunto in Italia e vive regolarmente, nella legalità, procedendo invece con rapide espulsioni di tutti gli irregolari che delinquono”.

“Le norme sul reato di immigrazione clandestina vanno rispettate -continua Gasparri- e il ministro sa bene che su esse non è lei a poter decidere. Si tratta di regole giuste che vanno applicate, magari facendo in modo che episodi terribili come quello della ragazza di Livorno, il cui presunto omicida -conclude- è un immigrato noto alle forze dell’ordine per il quale era scattata l’espulsione, siano decisamente evitati”.

(blitzquotidiano)

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