L’ARCHIVIO DI GIULIO ANDREOTTI

Più di qualche anno fa (vedendolo oggi sembrerebbero secoli), Beppe Grillo urlava sfacciato: “Il giorno che morirà Andreotti finalmente gli toglieranno la scatola nera dalla gobba e finalmente sapremo!” (video in basso)

Ieri è morto Giulio Andreotti ed oggi, proprio in questo momento, si stanno svolgendo i funerali. Dopo pochissime ore dalla sua morte, già si parla della “profezia” di Beppe Grillo: Il “grande armadio” della Prima repubblica.

Eccolo l’archivio più temuto e ambito della Repubblica depositato nel caveau blindato dell’Istituto Don Sturzo dove tutti i principali esponenti della Dc hanno lasciato le loro carte. L’ANSA ha avuto la possibilità di visitarlo e, per la prima volta, di fotografarlo.

Trattasi di 3.500 grandi faldoni, o “buste”, conservati in due grandi archivi:  1.400 buste di Luigi Sturzo, l’intero archivio della Dc, quello di Flaminio Piccoli, le 300 “buste” Giovanni Gronchi e le 350 di Mario Scelba.

L’Archivio Andreotti era già stato definito nel 2007 di “interesse storico particolarmente importante“. Il lavoro di classificazione è quasi definito per le prime carte, quelle del giovanissimo sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giulio Andreotti che aveva la delega per il cinema e lo spettacolo tra il ’47 e il ’53.

Sulle singole scaffalature dei due grandi armadi che scorrono su rotaie appare la scritta “G.A.” e alcune sezioni recano la scritta “riservato” per le carte di natura personale. Ancora oggi la scheda di Giulio Andreotti sul sito del Senato reca, alla voce professione, la dicitura “giornalista” e questo è l’archivio di un politico che non ha mai dimenticato il suo mestiere. Infatti, da ogni faldone spuntano ritagli di giornali, appunti, foto, discorsi, documenti vari ed anche, in molti casi, libri, pubblicazioni inerenti l’argomento.

Luciana Devotil’archivista che sta lavorando alla classificazione, ci spiega che si tratta di un archivio che copre circa 600 metri lineari. Era stata raggiunta un’intesa con Andreotti per stabilire, tenendo conto della attuale normativa, le “linee di azione rispetto alla conservazione, tutela, accesso e valorizzazione del complesso documentario”.

Due sono le sezioni principali dell’archivio; quella seriale divisa in 15 argomenti (Camera dei Deputati, Cinema, Dc, Discorsi, Divorzio, Elezioni, Europa, Fiumicino, Governi, Parlamento, Personale, Trieste, Scritti, Senato e Vaticano). Si tratta di circa 110 “buste”.

Ci sono poi le “Pratiche numeriche“, cioè la seconda sezione, corrispondenti a pratiche numerate da 1 a 10.560 ( 2400
“buste” circa). Ad ogni pratica, comunque, possono corrispondere uno o più fascicoli, contenenti documentazione relativa ad affari diversi. Ad esempio ci sono 80 fascicoli dedicati agli Usa e 200 al Vaticano, con relativi ‘incartamenti’ riguardanti i Papi dello scorso secolo. Otto decimi delle carte sono disponibili in buste ma c’è anche un grande archivio fotografico, uno sonoro e audiovisivo e perfino una raccolta dei menu e dei cartoncini degli inviti ai vertici e pranzi ufficiali a cui il sette volte Presidente del Consiglio ha partecipato.

Ci sono fascicoli annuali, come quello sul 1978, l’anno della morte di Aldo Moro e della elezione di due Papi dopo la morte di Paolo VI. Andreotti molto spesso chiedeva questo o quell’incartamento ma anche, con cadenze varie, le faceva avere all’istituto che incrementava così uno dei suoi “giacimenti” più importanti, certamente il più ambito per storici e giornalisti.

Close
Supporta Occhio sul Web
Seguici sul tuo social newtork preferito e buona navigazione ;)