LA TESTIMONIANZA DI RUBY: BUNGA BUNGA, MINETTI VESTITA DA SUORA E LAP DANCE

È il giorno di Ruby. Per la prima volta la giovane marocchina, al centro dei processi sui presunti festini a luci rosse ad Arcore, risponde alle domande dei giudici del processo nel quale sono imputati Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti. Citata come testimone dal Tribunale di Milano, dice la verità.

La testimonianza di Ruby al processo a Nicole Minetti

Karima El Mahroug si presenta in aula per testimoniare in qualità di persona offesa del reato di induzione e favoreggiamento della prostituzione minorile. La deposizione di Ruby disposta dal collegio presieduto da Annamaria Gatto è fondamentale perché sia l’accusa che le difese hanno cancellato il suo nome dalle loro liste testimoniali. In più i legali di Minetti e Fede hanno negato il consenso all’acquisizione dei verbali da lei resi in fase di indagini: manca, dunque, totalmente agli atti del dibattimento la sua versione di giovane che, per l’accusa, sarebbe stata indotta a prostituirsi con l’ex premier dai tre imputati, quando aveva 17 anni.

LA TESTIMONIANZA DI RUBY IN TRIBUNALE – “Desideravo venire a Milano”, esordisce Karima El Mahroug. “Non avevo soldi, ho preso il treno senza il biglietto. Tanto al massimo avrei rischiato di dover tornare in comunità”, continua la ragazza. “Sono arrivata a Milano a fine ottobre 2009. Ero ospite di una ragazza che si chiamava Simona Loca. Poi sono entrata nell’agenzia di Lele Mora, gli ho lasciato le mie foto che avevo preso dal profilo Facebook; intanto avevo cambiato casa”. Dice di aver dato il nome Ruby e di aver detto di avere 19-20 anni, lasciando foto e generalità a un ragazzo che si chiamava Marco. La giovane ha chiarito di aver contattato Mora a ottobre 2010, appena approdata nel capoluogo lombardo dalla Sicilia, ”perche’ volevo lavorare nel mondo dello spettacolo. Ho chiesto di avere un colloquio direttamente con Mora, mi hanno chiesto di lasciare curriculum e foto. Documenti, pero’, non ne avevo, cosi’ ho detto di essermeli dimenticati”. Cosi’, al momento di fornire le proprie generalita’ ”ho dato il mio solito nome, preso da una telenovela e ho detto di avere 19-20 anni. Sono informazioni – ha precisato ancora la giovane – che ho dato al segretario di Mora”.

ruby processo minetti

RUBY E LA PROSTITUZIONE – “Il lavoro che mi propose Simone Loca era di fare la prostituta, mi fece salire in un albergo e in una stanza, ma non potevo a causa della mancanza di documenti”, continua Karima, che poi dice di essersene andata quando ha capito che le chiedevano di prostituirsi. Racconta anche che è stata cacciata di casa e di aver chiesto aiuto a un uomo che si offre di ospitarla in un monolocale: si chiamava Vincenzo Ranieri. La persona le trova lavoro come cameriera in un ristorante, ma lei non si presenta il primo giorno. In corso Como frequenta un ragazzo che si chiama Gabriele o Gabriel e un’altra tunisina che viveva a Cinisello Balsamo. Racconta di una serata in cui ha fatto una prova come cameriera ed è stata pagata. “Guadagnavo intorno ai cento euro a serata”.

ruby processo minetti 2

IL PERIODO SUCCESSIVO – Ruby racconta che nel frattempo ha conosciuto Caterina (Katia) Pasquino e parla delle serate trovatele da Lele Mora: “Mi dava 200 o 300 euro, altri prendevano anche 500 euro”. “Nelle serate avevamo a disposizione questo tavolo e facevamo da contorno a Lele Mora all’Hollywood”, aggiunge. Finché non arriva l’avviso: c’è una serata, bisogna presentarsi all’agenzia in viale Monza. Quando sale in macchina per recarsi nel luogo di lavoro, l’autista non le dice dove si va. Poi arrivano a Palazzo dei Cigni e sale in auto Emilio Fede, il quale si presenta e le chiede il numero di telefono di nuovo dopo la volta del concorso in Sicilia. Nel racconto Ruby dice di aver tagliato i rapporti con la famiglia e di aver detto lei di essere parente del presidente dell’Egitto. Spiega anche che si è inventata maltrattamenti e di essere stata cacciata di casa perché voleva diventare cattolica. Il presidente del collegio la interrompe dicendo che il racconto non combacia con quanto detto dai testimoni, che parlano di violenze da parte dello zio.

AD ARCORE – “Sono arrivata ad Arcore, ero sorpresa di essere a casa del Presidente del Consiglio, non mi sembrava vero, era una cosa stranissima”, dice ancora Karima. Che poi racconta del “posto chiamato Bunga Bunga”: “Mi è stata raccontata la barzelletta del bunga bunga dal presidente Berlusconi”. Ruby racconta di Nicole Minetti “vestita da suora, mentre ballava alzava la gonna per far vedere le gambe”. E di Marystell Polanco, vestita da giudice “come Ilda Boccassini, con la parrucca rossa e la toga” e “come Obama, di cui indossava la maschera”. Prosegue con i balli sensuali sul palo e le canzoni di Apicella. “La Minetti si era tolto il vestito da suora ed era rimasta in biancheria intima, Iris Berardi era vestita da Ronaldinho”.

iris berardi“CONTATTI” – Ruby racconta di carezze e baci dati al padrone di casa durante la seconda serata in cui è stata ad Arcore, successiva a quella del 14 febbraio che era stata la prima. ”Silvio Berlusconi mi diede una busta con 2/3mila euro”, aggiunge. Si parla di Minetti, Polanco, Barbara Faggioli e altre ragazze di cui non ricorda il nome, e poi della nottata passata ad Arcore. “Siamo rimaste noi in casa, a chiacchierare e parlare, ma erano tutti un po’ stanchi. L’atmosfera era meno festosa di prima. Poi mi è stata data una stanza, dopo che Berlusconi mi aveva detto di rimanere qui a dormire, se avessi voluto”. E’ mai capitato che lei si sia trattenuta per più di una notte? “No, che mi ricordi no. Andai via nel pomeriggio, rimasi con le ragazze perché un altro ragazzo che lavorava con Berlusconi lo chiamava di continuo e lui andava a volte via, tornando più tardi”. Ruby dice di aver ricevuto duemila euro in banconote da 500 per la serata. Nella Villa di Arcore di Silvio Berlusconi c’era anche il palo per la lap dance? “Si’, c’era il palo”. Il ‘palo’, racconta la ragazza, che all’epoca dei fatti era minorenne, era in una stanza dove si scendeva dopo le cene e nella quale ha spiegato, “c’era una console con dei divani”. Quando le viene chiesto di descrivere ancora come fosse quella sala Ruby risponde che “c’era una colonna” con poltrone intorno. Che vuol dire una colonna, continuano le domande: “Una colonna- risponde- come posso dire, un pilastro”.

marysthell polanco

(fonte: huffingtonpost.it, il giornalettismo.it)

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